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Da scrittore > Altre pubblicazioni > Quattro lezioni sul Pop Surrealismo
Terza lezione - perchè surrealismo?
In questa lezione ci terrei ad affrontare il legame tra surrealismo e pop surrealismo. Il legame più propriamente formale si ha nell'evidenza che gli artisti surrealisti e gli artisti pop surrealisti sono dei figurativi. Questo dato a me pare risulti solo meramente tecnico. L'aspetto figurativo personalmente ritengo che debba essere estrapolato da un altro contesto di influenze per i pittori pop surrealisti. Infatti bisognerebbe sottolineare come tutti i più importanti pittori pop sur provengano dalla grafica. Rimando poi al discorso sulla prima lezione e al valore oltraggioso e controculturale della scelta figurativa.
L'aspetto più propriamente surrealista del pop surrealismo non coincide dunque con una mera formalità. L'aspetto che più profondamente accomuna il pop surrealismo con il surrealismo va ricercato nel riferimento alla natura del sogno e del desiderio per come la concepivano i surrealisti. Se prendiamo per esempio l'influenza che la cartoon art ha avuto su Todd Schorr, dobbiamo riferirci al cartone animato non come a una forma di immaginario grafico bensì dobbiamo riferirci al rimando inconscio che esso desidera suscitare. La pubblicità a qualunque livello mediatico incarna il desiderio, il sogno, una realtà 'altra'. Non dobbiamo dunque guardare al cartone animato come forma svilente di un qualche processo artistico alto. Bensì dobbiamo guardare al cartone animato come espressione collettiva del sogno del bambino. Alla pubblicità nella sua forma di incarnazione 'ruvida' del desiderio. Qual'è 'obbiettivo del messaggio pubblicitario? Direi senza ombra di dubbio quello di scatenare una pulsione, di far sorgere nell'animo del fruitore una qualche forma di desiderio. Tutto ciò deve dirigere al vero fine della pubblicità ovvero il consumo. Ma per fare una cosa bisogna prima volerla. La pubblicità con il suo immaginario grafico, visivo e testuale serve a questo: a scatenare il desiderio. Il cartone animato è il sogno del bambino. E' l'inconscio applicato al marketing. Potremmo anche parlare di inconscio collettivo. Sempre Todd Schorr ce ne dà una gigantesca e affascinante visione in uno dei suoi quadri più famosi: The Spectre of cartoon appeal.
Questo prismacolor e grafite su carta del 2000 è paradossalmente la cosa più vicina ad un'autocritica della propria visione. Una modernissima forma di autoritratto la potremmo anche definire. Se ci soffermiamo ad analizzare (noi in maniera un pò sommaria) la minuziosa opera di Todd Schorr ci rendiamo conto che in basso piccolissimo e al centro c'è l'autore. L'autore in piedi sopra ad un disegno appena abbozzato. Davanti a lui si ergono due gigantesche e snodate braccia; una impugna il cronometro, l'altra una matita. Davanti a sè l'artista, ha la sua divinità pagana e il suo immaginario nella forma di una divinità multi braccia e tri facciuta. In primo piano in questa rigorosissima visione prospettica sulla sinistra un clown dalla pelle rugosa invita ad affacciarsi alla contemplazione estatica della visione.L'esplosione della mente del pittore è in consonanza con la visione cosmica. Il suo inconscio è anche il di fuori di un inconscio collettivo e umano rappresentato dalle figure di Walt Disney, Hanna e Barbera e Lewis Carroll. Il tutto esperito sotto una forma apparentemente mistica. Panteismo radicale si potrebbe chiamare. La visione pagana di Todd Schorr non può essere liquidata come 'basso profilo.' La visione pagana di Schorr rientra a pieno titolo nella storia dell'arte. E perfino l'espressione surrealista della pittura sembra teoreticamente più arretrata e meno radicale di quella del pittore americano pop sur. E' francamente ottuso liquidare autori come Todd Schorr, Ray Caesar, Robert Williams, Tim Biskup, Gary Baseman, Camille Rose Garcia, Jeff Soto, Shag e tutti gli altri di questa affascinante movimento artistico come dei trentenni incanutiti che si trastullano coi loro sogni di adolescenti. Si ritorna al discorso che facevamo nella prima lezione: l'assunto teorico non è preso come tale ma come limite strutturale. Questa ottusità ingenera l'equivoco al pari di un'altra ingenuità: aver bollato originariamente quest’arte come di basso profilo. E qui la colpa va a Robert Williams. In ciò però possiamo leggere romanticamente un'inevitabile incapacità di lettura in prospettiva storica data dalle radici stesse del movimento. Derivando dalle sottoculture giovanili, essere di basso profilo era una sorta di orgoglio da mostrare. Questo ci porta all'argomento della prossima lezione. I limiti e i vantaggi di un'etichetta.
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