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Seconda Lezione

Da scrittore > Altre pubblicazioni > Quattro lezioni sul Pop Surrealismo

Seconda lezione - perchè pop?

In questa seconda lezione tenteremo di avvicinarci al concetto teorico di pop surrealismo analizzando il perchè di una definizione: la definizione di pop.
A lungo ci si è interrogati sulla definizione di pop senza che si trovasse un'intesa su che cosa questo 'pop' significhi. Personalmente ritengo che la definizione più valida sia quella data da Paul Morley nel suo libro Metapop, riguardo alla canzone di Kyle Minogue Can't Get You Out of My Head. Morley definisce la canzone 'un trucco meraviglioso:(...) una raccolta di clichè, niente che non abbiate già sentito eppure sembra nuova di zecca.' ( pag. 37 di Metapop ed ISDN anno 2005. ) In questa breve definizione a mio modesto parere si cela il segreto di tutte le forme di arte 'pop'. Intanto si parla di 'trucco.' Il trucco rimanda a un contesto di magia, di irrazionale calato nella realtà. Di qualcosa di non interamente spiegabile. La trasfigurazione della realtà in qualcosa di magico. O meglio di apparentemente magico. Dunque il pop è una forma di mistificazione. Una sorta di abbaglio creato con un espediente. Con un trucco appunto. Poi continuiamo a scandagliare la frase di Morley. Una raccolta di clichè che appare nuovo di zecca. Se pensiamo al pop surrealismo ci rendiamo conto che la definizione di clichè si adatta perfettamente. Dando per scontato che clichè è la versione onomatopeica di stereotipo laddove stereotipo viene inteso come provieniente 'dal linguaggio verbale tipografico. Venne inventata dal Firmin Didot e stava ad indicare una piastra di metallo su cui veniva impressa un'immagine o un elemento tipografico originale, in modo da permetterne la duplicazione su carta stampata. Nel tempo divenne una metafora per un qualsiasi insieme di idee ripetute identicamente, in massa, con modifiche minime. In origine, cliché e stereotipo avevano il medesimo significato. In particolare, cliché era un termine onomatopeico derivato dal suono prodotto durante il processo di stereotipizzazione, quando la matrice colpiva il metallo fuso.' (@ wikipedia) Il pop surrealismo è pieno di stereotipi e anzi i suoi stereotipi si sviluppano secondo 'generi.' Dunque raggiungiamo un altro punto apparentemente negativo: l'arte pop surrealista non è originale. L'immaginario di un'opera d'arte pop è sempre derivativo. Ciò che è derivativo è generalmente pop o popolare. Per spiegare questo concetto mi avventuro per un attimo in un territorio alieno a questa ricerca: il cinema. Il cinema popolare per eccellenza italiano è il cinema 'di genere.' Il cinema di genere che ha visto tra le sue schiere registi come Fernando Di Leo, Lucio Fulci, Aristide Massacesi si declinava secondo generi (l'erotico nazista, l'horror, l'horror cannibalesco, il giallo, il gotico noir, il decamerotico. et cetera et cetera.) Generalmente i film di genere nascono da una matrice 'originale.' Di questa matrice originale riprendono clichè e stilemi. Vedi 'Salò' di Pasolini e la lunga saga a cui ha dato seguito e in cui venivano ripetuti in tutte le diverse declinazioni gli stereotipi del genere nazi erotico. Stessa cosa si può dire per Caligola di Tinto Brass che ha fondato tutti gli stereotipi del genere erotico ambientato nella Roma del Basso Impero. Stessa cosa si può dire riguardo al pop surrealismo. Il pop surrealismo è come una pittura 'di genere.' Da qui il suo essere (apparentemente) lowbrow 'basso profilo.'

L'immaginario delle opere in questione dunque non è mai originale ma sempre derivativo. Winston Smith (e poi Shepard Farey) operano all'interno degli stereotipi della grafica anni 50. Robert Williams all'interno di quelli del fumetto e delle hot rods. Shag deve il suo immaginario alla lounge tiki culture. Mark Ryden deve un grande tributo alle illustrazioni dei libri per bambini. L'immaginario di Walt Disney, Hanna e Barbera e i giocattoli da modernariato sono alla base del lavoro di Todd Schorr. E se nella prima lezione mi sono soffermato sulle difficoltà che il pop surrealismo ha avuto nel farsi accettare dalla comunità dell'arte contemporanea questo lo si deve al fatto che l'assunto teorico non è stato preso come tale ma come limite strutturale. Il commento più ovvio è sempre stato 'come posso prendere in considerazione una forma d'arte che già di per sè si autolimita come non originaria?' Ciò è chiaramente una mala interpretazione. Ancora una volta l'arte di 'alto profilo' si auto considera 'originaria.' L'arte di basso profilo invece si considera derivativa perchè è derivativo il suo immaginario. Usa delle armi diverse ma il fine è lo stesso. E' come un giocatore di golf. Sceglie una mazza invece che un altra ma il fine è sempre lo stesso ed è imbucare la pallina. Tutte le forme d'arte nuova interessano soltanto a partire da un'origine. Il derivativo di tutto ciò che è pop spaventa, risveglia nelle coscienze i più orribili timori. Sul pensiero 'originario' e da come sfuggirne si è a lungo affannata la ricerca in filosofia teoretica. Non altrettanto è stato fatto dalla critica d'arte lì ancora impantanata.
Terminiamo la lezione ritornando alla frase di Paul Morley e rileggiamola alla luce di ciò che è stato detto. L'arte pop è un trucco che fa apparire dei clichè nuovi dotandoli di un che di diverso. La cosa stupefacente è, come in ogni trucco, la riuscita dell'effetto desiderato. Il lasciare a bocca aperta, chiedendosi 'come ha fatto?' tutto ciò rappresenta più propriamente l'essenza di ciò che come opera si presenta come 'pop.'

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